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Pterodaustro
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Lo mwbamwbqPterodaustro è un mwbggenere di mwbwpterosauro mwcapterodactyloide, vissuto nel mwcqCretaceo inferiore circa 105 milioni di anni fa, nell'attuale mwcgSud America.
Contents
• Note
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Descrizione
La caratteristica più evidente dello mwegPterodaustro era il suo bizzarro cranio allungato, che presentava una leggera curvatura all'insù e che poteva misurare fino a 29 centimetri di lunghezza. Solo la porzione del cranio posta di fronte alle orbite comprende l'85% della lunghezza dell'intero cranio. Nella mascella inferiore questo animale ospitava circa un migliaio di setole elastiche disposte come i peli di una spazzola, analoghi ai fanoni delle balene, che secondo i paleontologi servivano all'animale per filtrare le piccole creature acquatiche, come mwewcrostacei, mwfaplancton o mwfqalghe, di cui si nutriva.cite-ref-pw96-1-0[1] Questi denti-setole non erano alloggiati in alveoli lungo la mascella come nei normali denti dei vertebrati, ma crescevano in lunghe scanalature parallele ai bordi della mandibola. Queste setole potevano raggiungere una lunghezza di circa tre centimetri, presentando una struttura ovale in sezione trasversale e una larghezza di soli 0,2-0,3 millimetri. In un primo momento i paleontologi pensavano che queste strutture non fossero dei veri e propri denti, ma successive ricerche hanno dimostrato che come tutti i denti dei vertebrati anche le setole dello mwggPterodaustro erano formate da mwgwsmalto, mwhadentina e mwhqpolpa. Pur essendo costituite da materiale duro, probabilmente queste strutture erano molto flessibili, arrivando a piegarsi in una curva massima di 45°.cite-ref-2[2] Anche la mascella superiore era dotata di denti ma questi erano invece molto più piccoli, con base conica piena e una corona a spatola. Questi denti erano tenuti insieme da speciali legamenti, costituiti da piastre ossee.Molto probabilmente la funzione di questi minuscoli denti palatali era quella di frantumare il cibo quando questo era stato filtrato dalle setole.
La parte posteriore del mwiwcranio era piuttosto allungata e bassa; si pensa che questa struttura potesse ospitare una piccola cresta paritale che stranamente non è ancora stata ritrovata.
Uno mwjqPterodaustro adulto poteva sfoggiare un'mwjgapertura alare di circa 2,50 metri (8,20mwjw ft).cite-ref-3[3] Caratteristiche anatomiche insolite di questo animale, sono le gambe forti e i piedi larghi, prova del fatto che lo mwlaPterodaustro trascorreva molto tempo a terra. Altra caratteristica insolita per uno mwlqpterodactyloide era la coda allungata, contenente fino 22 vertebre caudali, mentre in altri membri di questo gruppo le vertebre non sono più di sedici.
Classificazione
Bonaparte nel 1970 classificò lo mwmaPterodaustro come appartenente alla famiglia degli mwmqPterodactylidae; per poi essere di nuovo spostato, nel 1971, in mwmgPterodaustriidae. Tuttavia, nel 1996, un'analisi cladistica condotta da Alexander Kellner e David Unwin hanno creato la famiglia dei Ctenochasmatidae, in cui hanno classificato lo mwmwPterodaustro e altri pterosauri filtratori, come il mwnamwnqCtenochasma.
Il genere mwnwPuntanipterus potrebbe essere un mwoasinonimo junior di mwoqPterodaustro.
Di seguito è riportato un cladogramma, sulla base degli studi di Andres, Clark e Xu, 2014.cite-ref-kryptodrakon-4-0[4]
Storia della scoperta
I primi fossili di questo animale, tra cui l'mwtqolotipo mwtgPLV 2571, composto da un singolo femore, furono scoperti e descritti verso la fine degli anni sessanta, da mwtwJosé Bonaparte nella Formazione Lagarcito, nella mwuaProvincia di San Luis, in mwuqPatagonia, mwugArgentina, e risalente all'era dell'mwuwAlbiano. Altri resti furono ritrovati in seguito anche in mwvaCile, nella Formazione Santa Ana. In un sito argentino, di soli 50 m², ribattezzato "Loma del Pterodaustro ", sono stati ritrovati ben 750 esemplari di mwvqPterodaustro, di cui 288 catalogati fino al 2008, rendendo lo Pterodaustro uno degli pterosauri più noti, di cui si conoscono anche le varie fasi di crescita ed i vari comportamenti.
Il genere fu descritto nel 1969 da José Bonaparte, nominandolo per la prima volta nel 1970 con il nome di mwvwPterodaustro guinazui.cite-ref-5[5] Il nome del genere deriva dal mwxagreco "mwxqptero" che sta per "ala" e dal mwxglatino "mwxwauster" che sta per "sud". In etimologia il nome vuol dire appunto "Ala del Sud". Il mwyanome specifico, invece, onora il paleontologo Román Guiñazú.
Paleobiologia
Secondo i paleontologi, lo mwywPterodaustro frequentava le acque poco profonde come mwzastagni, mwzqpaludi o mwzgsaline dove, come i moderni mwzwfenicotteri, filtrava piccoli organismi marini con le sue lunghe setole, con un metodo chiamato "alimentazione a filtro".cite-ref-eodp-6-0[6] Una volta catturato il cibo, probabilmente lo mwbaPterodaustro lo schiacciava con i piccoli denti globulari della mascella superiore.
Il paleontologo mwbgRobert T. Bakker ipotizzò, erroneamente, che avendo un'alimentazione simile a quella dei moderni fenicotteri, anche lo mwbwPterodaustro potesse essere di mwcacolore rosa.cite-ref-facts-7-0[7] Tale ipotesi si basava sul fatto che il colore rosa dei fenicotteri è dovuto alla loro alimentazione a base di piccoli organismi acquatici. Tuttavia, studi recenti, dimostrano che solo gli mwdquccelli possono acquisire i carotenoidi presenti nel cibo, e cambiare la tonalità del piumaggio, piuttosto che nella pelle e nel becco,cite-ref-hill2010-8-0[8] inoltre è piuttosto improbabile che uno pterosauro potesse sfoggiare una pigmentazione rosa.cite-ref-9[9]
Due esemplari fossili di mwfwPterodaustro (MIC V263 e V243 MIC) sono stati ritrovati con alcuni mwgagastroliti all'interno della cavità dello stomaco. Questa scoperta, comune nei dinosauri, e la prima documentata in uno mwgqpterosauro. Queste pietre con bordi ad angolo suggeriscono che lo mwggPterodaustro doveva cibarsi di piccoli invertebrati acquatici dal guscio duro in modo che una volta ingurgitate, i gusci sarebbero stati rotti dalle pietre. Tale ipotesi è confermata dal ritrovamento di piccoli invertebrati negli stessi luoghi dove sono stati ritrovati i resti di mwgwPterodaustro.cite-ref-codorniuetal2009-10-0[10]
Uno studio sulle fasi di crescita degli mwiqPterodaustro ha rivelato che i cuccioli crescevano relativamente veloce nei primi due anni di vita, raggiungendo circa la metà delle dimensioni di un adulto. I giovani avrebbero quindi raggiunto la maturità sessuale all'età di 4-5 anni per poi arrestare la crescita in un determinato periodo della vita.cite-ref-11[11]
Nel 2004 fu ritrovato un uovo di mwjwPterodaustro completo di mwkaembrione, catalogato poi come MHIN-UNSL-GEO-V246. L'uovo si presentava di forma allungata, lungo circa 6 centimetri per un diametro di 22 millimetri. Il guscio, dall'aspetto flessibile come quello delle moderne mwkqtartarughe, era ricoperto da un sottile strato di mwkgcalcite, di circa 0,3mwkw mm di spessore.cite-ref-12[12] Nel 2014, l'uovo è stato studiato grazie alla tecnologia 3D, che ha permesso di guardare al suo interno.cite-ref-13[13]
Da un confronto tra gli mwnqanelli sclerali dello mwngPterodaustro e quelli di animali moderni come uccelli e rettili, si è scoperto che lo mwnwPterodaustro aveva uno stile di vita notturno, e potrebbe essersi alimentato di notte come fanno oggi alcuni uccelli della famiglia degli mwoaanseriformi, che si nutrono appunto di notte.cite-ref-14[14]
Note
cite-note-33. ↑ Mark P. Witton (2013), mwxqPterosaurs: Natural History, Evolution, Anatomy
cite-note-55. ↑ mw0gBonaparte, J. F., mw0wmw1amw1qPterodaustro guinazui gen. et sp. nov. Pterosaurio de la Formacion Lagarcito, Provincia de San Luis, Argentina y su significado en la geologia regional (Pterodactylidae), in mw1gActa Geologica Lilloana, vol.mw1w 10, 1970, pp.mw2a 209-225.
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• citereffossilworks-org(EN) Pterodaustro, su Fossilworks.org.
• citerefgbif(EN) Pterodaustro, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.